Theodor Christomannos: gli albori del turismo in val d’Ega#
Lo sviluppo del turismo in val d’Ega è indissolubilmente legato alla figura di Theodor Christomannos.
Facciamo un lungo passo indietro nel tempo, fino ai primi anni del 1800. Le parti alte delle valli ladine erano sostanzialmente inavvicinabili. Gole profonde e picchi desolati, paludi, scarse e scomode mulattiere, lupi, zero attrattive commerciali o “turistiche” e pochissimi punti di appoggio non invogliavano certo ad incamminarsi verso quei luoghi. La sicurezza dei “foresti” che si avventuravano in quei posti così impervi, poi, era tutt’altro che garantita.
Theodor Christomannos#
Nella prima metà degli anni 1870, un giovane viennese accompagnò la madre a Gries, allora un comune a sè stante alle porte di Bolzano, rinomato per le cure termali. A Theodor piacuqe il posto e vi rimase. In seguito, si laureò in giurisprudenza e si trasferì a Merano. Amante della montagna, dedicò presto tutte le sue energie al nascente settore del turismo. La sua prima opera in tal senso, per la quale spese gran parte dell’eredità del padre e organizzò una raccolta fondi a Merano, fu la strada per Solda, ai piedi dell’Ortles, allora la più alta vetta dell’impero Asburgico (3905 metri). Ben presto fondò un’associazione che riuniva gli albergatori del Tirolo (Verein für Alpenhotels in Tirol), i cui scopi erano da una parte la costruzione di nuovi alberghi e dall’altra la manutenzione ed il miglioramento delle strade esistenti e la costruzione di nuove strade per collegare le località più distanti dal fondovalle.
Il Grand Hotel#
Uno dei primi risultati dell’associazione fu la costruzione e l’inaugurazione, nel 1896, del grand Hotel Carezza, poco distante dall’omonimo lago in val d’Ega. L’albergo si trova in una posizione meravigliosa, incastonato nell’enorme anfiteatro naturale creato dai massicci di Catinaccio e Latemar ed ebbe fin da subito un gran successo.
All’inaugurazione parteciparono rappresentanti della nobiltà asburgica e fin dall’inizio godeva di tutti i confort, compresa l’energia elettrica. Va ricordato che all’epoca le vacanze estive erano appannaggio delle classi nobili e benestanti. Già l’anno successivo, poi, la celebre imperatrice Sissi trascorse le sue vacanze al Grand Hotel, rendendo Carezza una località prestigiosa.
Curiosità
Quella a Carezza fu l’ultima vacanza in Tirolo di Sissi, uccisa l’anno seguente a Ginevra da un anarchico italiano
Le tracce di Sissi sono ancora ben visibili in tutta l’alta val d’Ega: la passeggiata «Elizabeth» collega il grand Hotel Carezza con la punta del colle Zenay, punto panoramico che sovrasta l’abitato di Nova Levante, mentre il Sasso dell’imperatore (Keiserstein), lungo il sentiero 9 a poca distanza dalla strada per passo Nigra, ricorda un altro dei punti panoramici preferiti da Sissi.
Negli anni successivi l’albergo mette a disposizione degli ospiti campi da tennis, giardini ed anche un campo da golf e diventa meta di personaggi famosi: Agatha Christie ambienta uno dei suoi romanzi (Poirot ed i quattro) nel Labirinto del Latemar, che diventa il nascondiglio di una banda di briganti. Carezza prospera sul turismo fino al 1910, quando un grande incendio rade al suolo il Grand Hotel. Ricostruito più grande e lussuoso di prima, già nel 1912 è in grado di accogliere i suoi ospiti. Ma siamo orami quasi al canto del cigno… lo scoppio della prima guerra mondiale rende il Grand Hotel il centro di comando ideale per comandare le truppe austriache di stanza in val di Fassa (il confine tra Italia e impero Austroungarico correva sul versante orientale della valle, dalla Marmolada attraverso passo S. Pellegrino alla catena del Lagorai). Alcun anni dopo la fine della Grande Guerra torna ad essere un albergo, ma per breve tempo: dopo essere diventato un comando della Wehrmacht, l’esercito tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale, nel secondo dopoguerra torna brevemente ad essere un albergo, per poi diventare una multiproprietà per vacanzieri.
La grande strada delle Dolomiti#
Una vera strada di collegamento tra il fondovalle (partenza da Cardano, nei pressi di Bolzano) venne costruita già nel 1860, a prezzo di enormi sacrifici e lotte continue contro la conformazione del terreno: profonde e strette forre e gole, infatti, caratterizzano la parte inferiore della val d’Ega. Il tracciato originale segue il corso tortuoso del torrente Ega per i primi chilometri, prima che la valle si allargasse e ne permettesse una costruzione più agevole. La motivazione principale per la strada è di natura sia economica – lo sfruttamento del legname delle foreste del Latemar, difficile da reperire a causa della scarsa accessibilità, sia turistica – permettere l’accesso alle Dolomiti sia agli abitanti delle valli d’Isarco e d’Adige che ai turisti.
Grazie all’interessamento di Christomannos ed ai suoi buoni uffici presso le alte cariche governative Asburgiche, la strada venne prima prolungata fino a passo Costalunga nel 1896 (per permettere un collegamento comodo e veloce con il Grand Hotel Carezza appena inaugurato) e poi fino a Vigo di Fassa. Le intenzioni di Christomannos però erano molto più ambiziose e così progetto quella che fu probabilmente la sua opera più grande: la Grande Strada delle Dolomiti, ancora oggi quasi interamente percorribile nel suo tragitto originale, collega Bolzano a Cortina attraverso la val di Fassa, Passo Pordoi, Arabba, Passo Falzarego e Pocol.
Passo Falzarego, come molti luoghi e toponimi ladini, deve il suo nome ad una leggenda ladina, in questo caso al Falza rego (o Fatso Rego), un re impostore che usurpò con l’inganno il trono del popolo dei Fanes e che venne punito e trasformato in roccia. Guardando bene l’imponente bastionata del Lagazuoi da passo Falzarego, qualcuno riesce ancora a vedere la sagoma del falso re, condannato a vedere da lontano il regno che volle regnare.
Inaugurati nel 1909, i 109 chilometri della Grande Strada sono ancora oggi un percorso che regala scorci meravigliosi e panorami mozzafiato sui maggiori e più conosciuti massicci dolomitici.
La strada delle Dolomiti oggi ha due appendici che si diramanono da Cortina verso Dobbiaco a nord e verso il lago di Misurina a sud.
L’aquila di Christomannos - tra verità e falsità#
A circa metà strada tra i rifugi Paolina e Roda di Vaél, proprio sopra passo Costalunga, su una bastionata prospicente il Latemar, sorge una statua alta più di due metri raffigurante un’aquila con le ali chiuse lungo il corpo e lo sguardo rivolto ad oriente, quasi a sorvegliare la Grande Strada delle Dolomiti. Si tratta del monumento, eretto nel 1912, dedicato a Christomannos. Passando nei pressi d’estate, quando i turisti affollano i sentieri, è possibile sentire molte «versioni» sulla statua e la sua storia. Cominciamo quindi col fugare alcune «leggende urbane» che ho personalmente sentito passando dall’aquila.
- L’aquila di Christomannos è un simbolo fascista. FAKE
Premesso che l’aquila dedicata a Christomannos è molto diversa da quella fascista (che ha le ali spiegate e il becco aperto), il monumneto fu eretto nel 1912, quando la val d’Ega si trovava nel territorio dell’impero asburgico, il cui simbolo è, a sua volta, un’aquila bicipite, nera, con le ali spiegate e le zampe che reggono uno scettro ed un globo). Nel 1912 inoltre, il fascismo era ancora di là da venire e salì al potere in Italia solo 10 anni dopo, nel 1922.
- La statua fu scolpita da Christomannos. FAKE
Theodor Christomannos era un avvocato di formazione, un medico mancato, ma non fu mai pittore o scultore nè coltivò le arti, se non come fruitore. Christomannos inoltre morì l’anno precendente alla creazione della statua.
- La statua indica il confine dell’impero Asburgico. FAKE
Passo Costalunga indica il confine tra le province di Trento e Bolzano, ma non è mai stato il confine tra due Regni, Stati o Imperi, per lo meno negli ultimi 750 anni, ovvero dalla fondazione della Contea del Tirolo: il territorio del Trentino Alto Adige è sempre stato unito sotto uno stesso Stato o Regno.
Nota
In una altra versione, il confine è fra Austria e Italia.
Christomannos, il pioniere del turismo , su https://ricerca.gelocal.it/corrierealpi/archivio/corrierealpi/2006/02/01/AT3PO_AT301.html
Una valle ricca di storia (e storie), su https://eggental.com/it/val-d-ega/blog
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