I 30 anni del Servizio Glaciologico Alto Adige#
Lo scorso sabato 15 ottobre 2022, il Servizio Glaciologico dell’Alto Adige (SGAA) ha festeggiato i suoi 30 con un interessante convegno.
Questo articolo si ripropone di non essere un mero resoconto di quanto detto dai relatori, quanto di proporre una serie di spunti di riflessione sul problema del ritiro dei ghiacciai.
Il programma#
L’elenco dei relatori e i titoli dei loro interventi:
Pietro Bruschi, Presidente Servizio Glaciologico CAI AA: il Servizio Glaciologico del CAI Alto Adige e i suoi 30 anni di vita
Franco Secchieri, Glaciologo SGAA: evoluzione del paesaggio glaciale in AA
Roberto Dinale, Ufficio Idrologia e dighe PAB: cambiamenti climatici, ghiacciai e ciclo dell’acqua in Alto Adige.
Volkmar Mair, Ufficio Geologia e prova materiali PAB: i ghiacciai spariscono e cosa ne rimane…?
Valter Maggi, Comitato Glaciologico Italiano: lo stato dei ghiacciai italiani e la loro storia dalla fondazione del CGI
Cristian Ferrari, Servizio Glaciologico SAT: i ghiacciai del Trentino
Riccardo Scotti, Servizio Glaciologico Lombardo: 30 anni di SGL, quale presente e quale futuro per i ghiacciai in Lombardia
Christian Casarotto, MUSE: i ghiacciai verso nuovi equilibri
Luigi Spagnolli, Comitato Scientifico CAI AA: i ghiacciai nel Parco Nazionale dello Stelvio.
Importante sottolineare come fossero presenti esperti sia del Trentino Alto Adige che della Lombardia
Alcune considerazioni iniziali#
Il ritiro dei ghiacciai sulle Alpi è ormai evidente: se 10 anni fa siete stati su un ghiacciaio o nelle sue vicinanze e l’avete fotografato, tornate oggi nello stesso periodo dell’anno e scattate un’altra foto: la differenza sarà evidente.
In basso, due immagini del ghiacciaio di Goletta, Val di Rhêmes, Val d’Aosta, prese a distanza di 7 anni.
Sullo stato attuale dei ghiacciai, sulle cause della situazione e sulle possibili soluzioni, il consenso degli esperti geologi e glaciologi è condiviso e quasi unanime: i cambiamenti climatici in atto da decenni vanno fermati e rallentati quanti prima, per evitare una serie di effetti che porterebbero ad un drastico cambio in molti ambiti, sia quello alpino e alpinistico che più ci interessa, sia in campi molto diversi, come agricoltura, economia e innovazione.
Immaginiamo infatti un domani con le Alpi senza ghiacciai o nevai, ad eccezione dell’inverno. Come si presenterebbero le grandi dighe che raccolgono l’acqua di scioglimento dei ghiacciai per la produzione di energia elettrica? Mi riferisco ad esempio ai bacini del Passo Fedaia e del Càreser in Trentino, a quelle della val d’Ultimo (Lago Verde, Lago di Quaira), alla diga del Barbellino nelle Orobie): sarebbero delle colate di cemento. Vuote.
I ghiacciai, oggi#
Un dato su cui tutti, dagli esperti ed i loro studi, agli alpinisti, escursionisti e semplici osservatori concordano, è che la superficie dei ghiacciai (delle Alpi, ma non solo) è in regressione da diverse decadi. Lo scopo di questo articolo non è di raccontarne la storia di come si è giunti a questa situazione, ma di analizzare la situazione attuale, definita più volte «drammatica» durante il convegno, dagli esperti. Ecco quindi il primo dato emerso: durante le campagne di osservazione del 2022 sono stati confermati, in negativo, i risultati delle campagne precedenti, ovvero, in sommario:
la riduzione della massa dei ghiacciai
L’aumento dei detriti sui ghiacciai
la frammentazione delle fronti glaciali
l’aumento delle finestre rocciose.
Per continuare con i dati crudi, il 2014 ed il 2021 sono stati i due anni più nevosi nel decennio 2012-2022, ma in entrambi i casi il bilancio della massa ghiacciata a fine anno è rimasto negativo (Roberto Dinale). Questo calo continuo influenza il ciclo dell’acqua: il fiume Adige non ha cambiato la portata media annuale, ma le variazioni stagionali sono più marcate: aumenta la portata media primaverile, diminuisce quella estiva. Questo ha (avrà) forti ripercussioni sulla produzione di energia elettrica, la cui richiesta in estate aumenta: se l’Adige ha una minor portata estiva, ad un certo punto potrebbe non essere più in grado di garantire una produzione sufficiente.
EDIT aprile 2023: In tutto il discorso fatto sopra sul ciclo dell’acqua, non si è preso in considerazione di un fattore che ha colpito tutt’Italia negli ultimi mesi: una terribile siccità, unita alla scarsità di precipitazioni per tutto l’inverno: la conseguenza, oltre che per la produzione elettrica, è che gli agricoltori della Pianura Padana hanno temuto di non poter irrigare i propri campi.
Volkmar Mair ha poi posto l’accento su un problema collaterale dello scioglimento dei ghiacciai: la conseguenza immediata è che le rocce sottostanti vengono allo scoperto e causano un ulteriore aumento della temperatura poiché riflettono il calore. Vi sono però altre conseguenze altrettanto negative:
i flussi dell’acqua di scioglimento possono cambiare completamente, ad esempio perché un canale usato dall’acqua per defluire non è più accessibile dalla fronte del ghiacciaio. Stesso discorso per le valanghe, che possono avere direzioni di caduta differenti rispetto al passato. Emblematico il caso del rifugio Bezzi all’Alpe Vaudet in Val Valgrisenche: Costruito nel 1925 in posizione «sicura» rispetto al sovrastante ghiacciaio, nel 2017 è stato investito e sventrato da una valanga, a causa delle modificate «tracce» di caduta delle valanghe.
poiché le rocce sottostanti il ghiacciaio sono emerse, le precipitazioni non si fermano più in loco, ma scendono a valle, senza essere più trattenute dalle dal terreno: questo può causare inondazioni a valle.
la cartografia delle zone moreniche va rifatta costantemente, anche per prevedere e prevenire i due problemi appena elencati
Altro dato importante è il passaggio del limite del permafrost sull’Ortles dai 2000 metri registrati nel XIX secolo ai 2800 nel 2019. In poche parole, questo significa che vi sono 800 metri verticali di roccia che non vengono più tenuti insieme dal ghiaccio, aumentando quindi il rischio di crolli.
I dati «crudi», però, sembra che non riescano a far capire il problema. Per questo, un approccio diverso rispetto all’enumerazione delle cifre è stato avviato dal Servizio Glaciologico Lombardo con il progetto Time Lapse, illustrato da Riccardo Scotti: sono state collocate videocamere ai margini di alcuni ghiacciai, che lo inquadrano per un’intera stagione o più, mostrando come si evolve la loro superficie.
A titolo di esempio, ecco come è cambiato il ghiacciaio del Mandrone dal 2020 al 2022: https://www.youtube.com/watch?v=mIQBt6sHaw4.
Vedi anche
Altri video relativi ad altri ghiacciai lombardi si trovano sul canale youtube del SGL: https://www.youtube.com/channel/UCX9UddduYtBMA5N48Xkwb8w
I ghiacciai, domani#
Quale sarà il futuro dei ghiacciai? La situazione delle nostre Alpi non è confortante, così come nel resto del pianeta. Gli stessi esperti ed i modelli da loro elaborati indicano che, anche con misure immediate, i ghiacciai potrebbero sparire entro la fine del XXI secolo, se non addirittura prima nelle ipotesi peggiori.
Tuttavia, il problema dei ghiacciai è solo una tessera all’interno del mosaico delle conseguenze dei cambiamenti climatici e come tale va trattato: con soluzioni a medio-lungo termine, a seguito di azioni immediate.
Molto va fatto soprattutto a livello politico, puntando magari non tanto sulle nude cifre dell’arretramento dei ghiacciai, quanto sulle conseguenze che questo porta. Ad esempio: Se il fatto che il ghiacciaio del Càreser potrebbe sparire entro il 2100 può non sortire effetti, chiedersi da dove ricavare i 2,90Gw annui prodotti dalla diga ai suoi piedi una volta che questo è sparito potrebbe probabilmente far riflettere molto di più.
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